Kyenge: “E’ importante conoscere le imprese gestite da stranieri per programmare meglio politiche di sviluppo e di ripresa”

La crisi investe anche l’imprenditoria straniera, che finora aveva dimostrato di sapere cavalcare l’ondata recessiva. Nel 2012 le ditte individuali con titolari stranieri sono diminuite del 6,7% rispetto al 2011, ovvero di 16 mila 708 unità, ma questo dato non annulla una crescita che, negli anni della crisi, è risultata “impressionante”. E’ quanto emerge dal rapporto annuale sull’imprenditoria straniera in Italia, elaborato dal Centro Studi della Cna e presentato questa mattina a Roma, alla presenza del Ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, del viceministro del Lavoro, Cecilia Guerra e del Segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini. “Il nostro paese ha bisogno di aprirsi, contaminarsi e noi pensiamo che l’imprenditoria sia una grandissimo fattore di inclusione e integrazione sociale”, ha detto Silvestrini.
Alla fine del 2012 gli immigrati imprenditori in Italia in termini assoluti erano 232.668, con un’incremento cumulato del 39,2% sul 2007 (+65 mila 519 unità). Guardando più da vicino gli impresari stranieri, ben il 49,6% sono artigiani.
Dominano gli uomini, ma non manca una rappresentanza femminile (18,9%). Inoltre il Centro studi della Cna, rileva come la stragrande maggioranza, l’87,1%, risieda al Centro Nord, con la sola Lombardia che ne ospita il 22,9%.
Tra i Paesi di provenienza spiccano Marocco, Romania e Cina; fuori dal podio, segue l’Albania. Solo queste quatto nazionalità rappresentano l’origine di oltre la metà (56,8%) delle aziende individuali guidate da stranieri.
I settori di gran lunga preferiti dagli imprenditori arrivati in Italia sono le costruzioni e il commercio. Comparti, però, messi a dura prova dalla crisi, con perdite nel numero delle aziende individuali a conduzione straniera dell’8,8% nel commercio (-7.829), del 4,2% nelle costruzioni (-3.766), del 10,6% nella ristorazione (-1.018) e del 16,1% nei servizi per la persona (-635).
“E’ importante conoscere i dati delle imprese gestite da stranieri anche per programmare politiche di sviluppo e di ripresa economica del Paese – ha detto il ministro Kyenge -. E Occorre tener presente anche il contributo che questi lavoratori possono dare alla ripresa economica italiana”.
Secondo il ministro “la capacità imprenditoriale di molte persone di origine straniera dà loro la possibilità di creare una rete, attraverso le famiglie, le conoscenze e anche all’interno del tessuto italiano. Inoltre, la possibilità di parlare diverse lingue e il fatto di avere un bagaglio culturale anche di un altro paese, valorizza di più le loro imprese e può aiutare anche a portare alcuni prodotti fuori dai confini dell’Italia”.
“Gli imprenditori immigrati hanno una visione di futuro e un ottimismo che fa bene al nostro paese e che potrebbe fare da traino – ha aggiunto Silvestrini -. Queste persone hanno scelto l’italia, hanno portato le loro famiglie, i loro figli e il fare impresa in fondo è un atto fiduciario nei confronti del paese che li ospita”.
All’iniziativa sono intervenuti Fosco Corradini, responsabile Cna nazionale delle Politiche per l’integrazione, Antonio Murzi, responsabile Centro studi Cna – che ha presentato la ricerca – Franco Pittau, responsabile Dossier immigrazione Caritas, Jose Angel Oropeza, direttore ufficio OIM Roma, Francesco Marsico, vicedirettore Caritas italiana e Romano Benini, giornalista e autore del libro “Quasi italiani”, che raccoglie le storie degli immigrati imprenditori.