PASSAGGIO GENERAZIONALE, 500.000 IMPRENDITORI SENIOR PRONTI ATENDERE LA MANO A DUE MILIONI DI GIOVANI

PASSAGGIO GENERAZIONALE, 500.000 IMPRENDITORI SENIOR PRONTI ATENDERE LA MANO A DUE MILIONI DI GIOVANI

Lanciata dalla CNA una nuova proposta per garantire la trasmissione di impresa grazie a un ‘corridoio di sicurezza’ che garantisce a chi vende e a chi acquisisce un pacchetto di sgravi fiscali, contributivi e facilitazioni per l’accesso al credito. Secondo un’indagine curata dall’IPSOS, commissionata da Cna Pensionati e Cna Giovani imprenditori, infatti, cinquecentomila imprenditori senior nei prossimi 10 anni potrebbero essere protagonisti di una staffetta generazionale con una platea di due milioni di giovani pronti a fare impresa. Malavasi: “Il Paese non può permettersi di perdere un patrimonio di cultura, saper fare e qualità che rappresenta il cuore del Made in Italy”.

Cna lancia una proposta per favorire la trasmissione di impresa. Lo ha fatto con un Convegno svoltosi a Roma dal titolo ‘Ereditiamo’ chiedendo alle istituzioni di mettere al centro dell’agenda politica dei prossimi anni la necessità di facilitare il passaggio generazionale di almeno 500 mila imprese di qualità che altrimenti rischiano di chiudere per mancanza di eredi. Lo ha fatto, anche, mettendo sul tavolo un vero e proprio pacchetto di agevolazioni fiscali e contributive, facilitazioni e garanzie per l’accesso al credito, percorsi di formazione per chi subentra e una cornice contrattuale che inquadra tutto il processo. Proposte che hanno trovato un primo apprezzamento positivo dai parlamentari presenti all’iniziativa: il Senatore di Scelta civica per l’Italia Pietro Ichino, Paolo Romani già ministro dello Sviluppo economico e Senatore Pdl e Rita Ghedini, Senatrice Pd.

La chiave di tutta l’operazione, secondo Cna, è racchiusa nell’individuazione della platea potenziale di imprenditori senior pronti e disponibili alla cessione della loro impresa (circa 500.000) e, contemporaneamente, alla selezione di giovani interessati all’acquisizione, da formare come imprenditori attraverso specifici percorsi. Una platea, questa che Cna stima sia costituita da circa 2 milioni di giovani.

“Ci candidiamo a fare da cinghia di trasmissione fra queste due realtà” – spiega Giovanni Coretti Presidente Regionale Cna. E a chi solleva problemi di finanza pubblica dice: “La detassazione è fondamentale, ma è bene chiarire che l’impatto di questo intervento sui conti pubblici (meno imposta di registro, meno imposte ipotecarie e catastali dovute) risulterebbe ampiamente compensato dall’incremento di tributi diretti, quali Irpef e Irap, e indiretti, come l’Iva, perché l’impresa, invece di chiudere, una volta ceduta continuerebbe a generare lavoro, ricchezza ed entrate tributarie”. “Lo Stato – conclude – non può avere interesse a far cessare le imprese ma a proteggere le realtà più sane”.

“Dobbiamo aiutare imprenditori senior e giovani con la voglia di provare a fare impresa a mettersi insieme – aggiunge Angelo Buono Presidente regionale di Cna Pensionati – lo dobbiamo al Paese e a noi, imprenditori maturi, che abbiamo saputo costruire con tanta fatica un sistema di piccole imprese di qualità che il mondo ci invidia e che oggi non possiamo far morire”.

Secondo una ricerca dell’istituto IPSOS, presentata al convegno e condotta tra giovani, imprenditori e non, fra i 18 e i 35 anni e imprenditori di età compresa tra i 55 e i 75 anni, sia i giovani che gli ‘anziani’ hanno a cuore il futuro dell’azienda (circa 80%) ma fra gli imprenditori senior solo il 53% ha individuato la persona a cui trasmettere l’azienda. Si tratta di familiari che già ci lavorano (70%) o figli e nipoti già inseriti in azienda (86%). Tra il restante 47% degli imprenditori senior che non hanno ancora pensato a chi lasciare, il 16% non ha figli e il 42% ha figli con titoli di studio elevati (laurea e post laurea).

Queste imprese rischiano di morire proprio perché, secondo la ricerca, solo l’8% dei titolari pensa di vendere l’azienda quando deciderà di smettere di lavorare e addirittura il 24% ha già deciso di chiudere quando andrà in pensione.

D’altra parte, però, una quota importante di giovani italiani, superiore alle previsioni, coltiva il sogno di avviare un’impresa. Un sogno difficile da realizzare perché la burocrazia, il credito, il fisco creano grossi problemi.

“E’ per queste ragioni – spiega Paolo Braia Presidente regionale dei Giovani imprenditori della Cna – che abbiamo pensato di studiare un pacchetto di proposte ad hoc. La ricerca dell’Ipsos dimostra, infatti, che il lavoro dell’imprenditore può dare grandi soddisfazioni molto di più che il lavoro dipendente. Ciò che dobbiamo fare, ora, è rimuovere gli ostacoli che impediscono agli imprenditori senior e ai giovani possibili nuovi imprenditori di incontrarsi”.

Nella fascia tra i 18 e i 35 anni, rileva l’IPSOS, esiste un consistente bacino di potenziali imprenditori: il 15% dell’intera platea di giovani (dipendenti, studenti, disoccupati). E addirittura l’87% di chi dichiara di avere una certa propensione all’imprenditorialità assicura che prenderebbe in considerazione la possibilità di rilevare un’azienda già avviata.

Gli ostacoli per fondare o acquisire un’impresa già esistente indicati dai potenziali imprenditori sono: le difficoltà a ottenere il credito sufficiente a rilevare un’impresa (75%), il carico fiscale (54%), l’eccesso di burocrazia (il 43%), il costo del lavoro (33%), la concorrenza (22%).

“Chiediamo alle istituzioni, oggi più che mai, che la piccola e media impresa italiana non sia più resa invisibile ma che sia messa al centro dell’agenda politica perché è anche su questo che ci giochiamo le sorti del Paese – conclude Leo Montemurro Segretario regionale – la Cna si offre a fare la sua parte selezionando imprese solide e di qualità che non devono chiudere e giovani in grado di rappresentare una valida e competitiva classe imprenditoriale del futuro. Servono però leggi nuove che facilitino questo processo e che abbiano come obiettivo la sopravvivenza del nostro stessuto imprenditoriale che ha fatto grande il Made in Italy nel mondo”.