Per i piccoli cantieri pronti oltre 30 miliardi così si possono creare 280mila nuovi posti

Un piano Cna-Cresme punta alle risorse stanziate ma ancora inutilizzate disponibili nei bilanci comunali e nei fondi statali. Un totale di 37 miliardi e mezzo, 31 dei quali potrebbero finanziare lavori pubblici di dimensioni minori: dagli interventi nelle zone terremotate alla riqualificazione del territorio

Per i piccoli cantieri pronti oltre 30 miliardi cosi’ si possono creare 280mila nuovi posti
Un piano Cna-Cresme punta alle risorse stanziate ma ancora inutilizzate disponibili nei bilanci comunali e nei fondi statali. Un totale di 37 miliardi e mezzo, 31 dei quali potrebbero finanziare lavori pubblici di dimensioni minori: dagli interventi nelle zone terremotate alla riqualificazione del territorio
di LUISA GRION (REPUBBLICA)

ROMA – Le opere pubbliche come volano per far ripartire l’economia. Se ne parla dall’inizio della crisi anche perché – a guardare fra le pieghe dei bilanci comunali e degli stanziamenti statali – qualche risorsa da spendere ancora c’è: 37 miliardi e mezzo di euro, già messi a disposizione e mai utilzzati (30 dai fondi Cipe, 5 chiusi nelle casse degli enti locali e lì fatti prigionieri dal Patto di stabilità interno, 2 miliardi e mezzo stanziati dal decreto del Fare). Se la ripresa è dietro l’angolo, questo è il momento di rimetterli in pista: ma le opere pubbliche, va detto, non hanno tutte lo stesso impatto sull’occupazione. Quelle “piccole” creano più posti, e ancor meglio fanno quelle che puntano a riqualificare il patrimonio esistente. Lo ha scoperto una ricerca elaborata dal Centro studi Cna e dal Cresme che ha stilato una vera e propria classifica delle tipologie d’intervento.

E proprio sulla base di quella classifica gli artigiani ora propongono un piano d’attacco: partire subito con cinque progetti prioritari, per un totale di oltre 31 miliardi di euro. Cinque interventi d’urto in grado di generare in tempi brevi 280 mila posti di lavoro nell’edilizia e nell’indotto. Ecco la “top five”: ricostruzione in Abruzzo (11 miliardi, oltre 100 posti di lavoro), ricostruzione in Emilia Romagna (9 miliardi, olte 82 mila posti di lavoro), riqualificazione dell’edilizia scolastica (2 miliardi, 18 mila posti di lavoro), nuovo Piano città (5 miliardi, 45 mila nuovi occupati), riqualificazione del territorio (4 miliardi, 36 mila posti).

Tutti soldi già stanziati, tutte scelta di opportunità mirate anche all’occupazione. Lo studio Cna-Cresme, partendo dai dati forniti all’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici concludeva infatti che “l’incidenza della manodopera impiegata direttamente negli appalti è pari in media al 29 per cento dell’importo totale degli appalti”. Tenuto conto “del costo medio annuo di un operaio del settore”, un solo miliardo investito in opere pubbliche crea in media 7.800 nuovi posti di lavoro.
Ma lo stesso miliardo ne genera 15 mila in caso di interventi di riqualificazione del patrimonio storico, 10 mila posti se investito in opere di restauro e manutenzione e 9 mila se impegnato nell’edilizia civile e scolastica.

Decidere ora come e quanto investire è una questione prioritaria anche per la necessità di dare fiato ad un settore, quello dell’edilizia, che più di ogni altro ha sofferto il protrarsi della crisi. Lo studio Cna-Cresme segnala infatti che, in valori reali, fra il 2005 e il 2012, gli investimenti in opere pubbliche si soni ridotti di 12,4 miliardi. E fra occupazione e indotto, ciò ha causato la perdita di 140 mila posti di lavoro. La tendenza, senza interventi d’urto nelle opere pubbliche, proseguirà nel 2013: Cna e Cresme stimano che alla fine dell’anno spariranno altri 53 mila posti di lavoro

20130819-034821.jpg